About me

“Non puoi insegnare qualcosa a un uomo: puoi solo aiutarlo a scoprire dentro di sé” (G. Galilei).
“La più potente “forza di educazione” consiste nel fatto che io stesso [cioè, io educatore] in prima persona mi protendo in avanti e mi affatico a crescere” (Romano Guardini).

Ho sempre pensato che il mio lavoro (insegnare e scrivere) sia un lavoro complesso e delicato. Complesso, perché richiede molto spirito critico e la continua verifica delle proprie capacità, delicato perché siamo formatori a tutti gli effetti e responsabili di ciò che siamo e testimoniamo.
Quando ho scelto di essere un’insegnante e di intraprendere l’attività giornalistica, sin da subito mi sono resa conto che insegnare e comunicare sono un’attività continua di auto-correzione. Nel contesto professionale la mia preparazione personale è diventata così uno strumento severo di auto-riflessione e di autoanalisi, necessario per la qualità di ogni intervento educativo e, in termini comunicativi, dell’effetto intrinseco dell’emittente o della fonte che è la credibilità. Ed è questa, a mio avviso, la principale sfida in qualsiasi campo professionale.

La credibilità è una qualità personale, una caratteristica morale della persona, ma è anche qualcosa che viene attribuito, che viene riconosciuto dagli altri. La credibilità – nella sua radice cognitiva che è la competenza e nella sua radice affettiva che è la fiducia – rientra nel sistema delle aspettative: le aspettative della società massmediatica, dei colleghi di lavoro, della famiglia e, soprattutto, delle persone che in qualche modo formi o in-formi. La credibilità è quindi l’asse portante su cui si sviluppa ogni relazione comunicativa e diventa il tramite per l’accesso al mondo dei valori e della conoscenza.

Con gli anni ho imparato molto sulla credibilità e sulla sua capacità persuasiva e l’esperienza didattica quotidiana continua ad insegnarmi che ogni rapporto educativo è un rapporto personale tra due individui , che potenzialmente hanno tante cose da comunicarsi. La competenza rende possibile questa “comunione” perché facilita la dimensione intenzionale, espressiva e simbolica di “riferimento a” (conoscenze, motivazioni, rappresentazioni condivise, valori). Ma la competenza diventa anche una sinergia di umanità e di saperi, di relazione e di responsabilità, di reciprocità delle aspettative.

Ringrazio tutti coloro che mi hanno aiutato e continuano ad aiutarmi a scoprire il valore del mio lavoro, della mia identità e il significato educativo dell’exemplum. Grazie a loro e all’incoraggiamento di tante altre persone sto imparando a valorizzare la serendipità[1].


[1]              La parola serendipità (serendipity) è un neologismo coniato nel 1754 da Horace Walpole. Il termine indica la felice casualità, il dono di scoprire una cosa non cercata mentre se ne sta cercando un’altra e la fortuna di trasformare in “belle e buone” le cose che non lo sono. Horace Walpole si è ispirato alla lettura di un’antica fiaba persiana “I Tre Principi di Serendip”.

2 risposte a About me

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